I Black Obession sono una ottima band death metal proveniente da
Edolo (BS), con all’ attivo numerose esibizioni live.
Il promo che mi accingo a recensire non è ovviamente una nuova
uscita, ma dopo il loro concerto di Piateda (SO) tenutosi il
19/08/2004, mi è sembrato giusto farli conoscere sommariamente
anche a chi non li ha mai sentiti nominare.
Il promo in questione è stato registrato, per quanto riguarda
le tracce 1,2 e 6, ai Sound City Studio di Berbenno (SO), mentre
le rimanenti tre tracce sono state registrate durante un loro
concerto del 2002 a Cogno (BS).
Bastano comunque per capire immediatamente la qualità del death
metal proposto dai quattro bresciani, autentici fans di Chuck
Schuldiner (e come non esserlo) così come appare evidente dalle
strutture tecniche delle songs.
Tralasciando le versioni live di Unreal e Time Lost
(ottime per rendere l’ idea dei loro concerti, ma
assolutamente trascurabili anche a causa della non eccelsa
registrazione), la prima cosa che si nota è l’ ottima
cooperazione tra i due chitarristi Giulio Minelli (anche
cantante) e Omar Cavallina, che danno vita a grandiosi intrecci
perfettamente arrangiati, ma anche l’ importante lavoro del
bassista Massimo Minelli, non vistoso ma fondamentale per creare
un’ adeguata sezione ritmica.
La registrazione non rende propriamente merito alla loro stoffa
perché risulta sin troppo pulita e piatta (soprattutto per le
parti di chitarra stoppata e della batteria, ma d’altronde è
pur sempre un promo) e manca di quella aggressività necessaria
per una qualsiasi band estrema; rende invece molto bene la voce
distorta e “marcia” di Giulio (in questo caso è più simile
a quella di Jens Rydèn dei Naglfar piuttosto che a quella di
Schuldiner).
Le capacità tecniche della band sono evidenti ed utilizzate
nella giusta maniera, senza lasciarsi andare a troppi
virtuosismi ma puntando dritto al sodo (aumenterei probabilmente
i momenti più ritmici e diretti), consentendo loro di
realizzare parti melodiche estremamente avvincenti e ben curate,
ma anche di creare un muro sonoro devastante quando c’è l’
esigenza di spaccare.
Mentre Unreal e Time Lost proseguono più o meno
sulla stessa riga, Is It The Heaven appare leggermente
diversa con un inizio cadenzato e numerosi riffs alla Carcass
(anche lo stile del cantato è più portato verso quello di Jeff
Walker), tanto che non sembra nemmeno una loro songs ma una
cover.
Se dovessero venire a suonare vicino alle vostre parti, fate un
salto a vederli perché meritano attenzione, e dal vivo sono
ancora meglio che da studio (mi piacerebbe un giorno sentirli
con una produzione professionale, penso che sarebbero
devastanti!).
Immaginandomeli con una bella produzione, il voto riportato qui
sotto è più che meritato.